Omega torna in orbita per un progetto ecologico

Omega torna in orbita per un progetto ecologico

Aprile 14, 2022 Off Di expodigitale

L’orologeria di alta gamma conquista lo spazio: non si tratta di una previsione fantascientifica, ma della realtà. Una realtà che vede protagonista uno dei brand simbolo del settore, ossia Omega.

L’azienda produttrice di orologi di lusso, la prima ad aver portato le sue creazioni sulla Luna nel corso di una missione galattica, torna in orbita. Questa volta lo fa per un progetto in partnership legato a uno scopo a dir poco nobile: la messa a punto di un piano di recupero dei detriti spaziali. In collaborazione con ClearSpace, azienda attiva nell’ambito appena ricordato, il brand di orologi sarà in prima linea in una fase iniziale che consisterà nella cattura e nella successiva rimozione di un satellite.

Omega: i dettagli della nuova impresa fra le stelle

Come accennato nelle righe precedenti, Omega non è certo nuova ai viaggi nello spazio. Nel lontano 1965, infatti, un suo orologio è stato certificato dalla NASA come idoneo alle missioni spaziali. Stiamo ovviamente parlando dello storico modello Speedmaster. A oltre 50 anni da quell’impresa, la casa produttrice di orologi avente sede a Bienne fa il bis.

Si mette in gioco per una problematica di portata non indifferente. Numeri alla mano, secondo le stime dell’ESA, ossia l’Agenzia Spaziale Europea, sarebbero più di 36mila i detriti spaziali caratterizzati da una grandezza superiore ai 10 centimetri.

Nel range compreso tra 1 e 10 centimetri, invece, ci sarebbero oltre un milione di oggetti che viaggiano in orbita. Per quanto riguarda i numeri della mini spazzatura spaziale, parliamo, sempre sulla base dei dati ESA, di oltre 330 milioni di pezzi (grandezza compresa tra il millimetro e il centimetro).

Guardando queste misure, la prima cosa che viene da dire è “Ok, sono piccoli”. Attenzione: bisogna considerare la velocità a cui orbitano. In virtù di questo aspetto, una loro eventuale collisione con mezzi umani equivarrebbe all’effetto di una scarica di proiettili. Queste parole fanno venire in mente a chi segue le vicende spaziali internazionali il caso, risalente al maggio 2021, del braccio robotico Canadarm2, collegato alla Stazione Spaziale Internazionale.

Secondo quanto riportato la scorsa primavera dall’Agenzia Spaziale Canadese, sarebbe stato colpito da un detrito orbitante di dimensioni non grandi. Con un impatto avvenuto a seguito di diverse manovre finalizzate a evitare la sopra citata collisione, il pezzo di spazzatura cosmica ha provocato un foro che, a detta della NASA e della CSA, non avrebbe compromesso la funzionalità del braccio.

Per fortuna, ci sono diverse realtà in primo piano con lo scopo di dire addio a questa fastidiosa – e pericolosa – situazione. Nell’elenco è possibile includere la poco fa citata ClearSpace, azienda che ha stipulato un contratto milionario con l’ESA. Lo scopo? Dare inizio, nell’ormai vicinissimo 2025, alla prima missione finalizzata alla rimozione dei detriti che orbitano nello spazio.

Questo progetto prezioso si può fregiare della partnership di Omega, un brand di orologi che non è certo nuovo all’esplorazione degli spazi siderali. Per la missione che partirà fra tre anni, la casa produttrice di Bienne, uno dei più suggestivi angoli del Canton Berna in Svizzera, è pronta a fornire le sue creazioni, frutto di una manifattura che non ha eguali a livello mondiale.

Il punto di vista dei vertici del brand

La notizia del ritorno di Omega nello spazio è stata diffusa ufficialmente a inizio gennaio. Da allora, sia per via dell’iconicità della maison, sia per la nobiltà dell’obiettivo, si è parlato tantissimo della partnership (nulla di sorprendente, ribadiamo). A esprimersi in merito ci ha pensato anche Raynald Aeschlimann, presidente e CEO del gruppo.

Secondo il suo punto di vista, il progetto che vede Omega lavorare fianco a fianco con ClearSpace può essere come un passo naturale per un marchio che ha alle spalle un “fiero passato” nelle esplorazioni spaziali e nella salvaguardia della sostenibilità del pianeta.

Il progetto che coinvolge Omega e ClearSpace è stato paragonato, dal punto di vista della portata innovativa, alle missioni di Apollo. Di certo, come già detto, si tratta di un cambiamento molto atteso e altrettanto positivo.

Non è la prima volta che Omega mette a disposizione il prestigio del suo brand per iniziative orientate a lasciare un’impronta speciale in ambito ambientale. A tal proposito, è il caso di citare la partnership con GoodPlanet Foundation (siamo nel 2011). L’organizzazione appena citata, fondata da Yann Arthus-Bertrand, è da sempre in prima linea quando si parla di sviluppo sostenibile.

Questa sinergia virtuosa fa la differenza da più di dieci anni, anche attraverso progetti artistici come i documentari. In tutti i casi, lo slogan di punta è stato “Tempo per cambiare il mondo”.

Come non dedicare un cenno al lavoro con Netkon, fondazione che si occupa in maniera specifica della salvaguardia degli oceani?

Ora è il momento di guardare anche al cielo. In un periodo di progressi scientifici straordinari, non si può non pensare al futuro dell’uomo anche oltre i confini del pianeta Terra. Alla luce di ciò, è il caso di prepararsi al meglio, ragionando di sostenibilità anche… fra le stelle.